ROTTAMAZIONE ALLA FIORENTINA

totti spallettiCaro Direttore, Luciano Spalletti dovrebbe far sua la frase di Papa Giovanni Paolo II, quando, rivolgendosi ai parroci della Capitale disse «damose da fa’, volemose bene…» Questi toscani che vengono a fare fortuna a Roma, diventano irritanti quando non si accontentano di vincere ma vogliono addirittura stravincere. È il caso di Luciano Spalletti che, dimenticando com’è andato il suo ultimo addio alla Roma e ai romanisti, è tornato come un figliol prodigo e per prima cosa si è scagliato contro Francesco Totti, emblema ed eroe della città. Pesa dirlo, per un laziale incallito come me, ma i simboli non possono essere abbattuti da un allenatore che considera le squadre delle porte girevoli, da Udine a San Pietroburgo, dalle quali entrare ed uscire a proprio piacimento. Totti per almeno tre generazioni di romanisti è un’icona che racchiude tutti i difetti e i pregi della romanità ed è per questo che andava trattato con maggior rispetto, anche dagli stessi tifosi, ubriachi solo per aver vinto qualche partitella. Spalletti, quando andò via nel 2009 affermò che il sentimento che ti avvolge quando arrivi sotto il Cupolone è particolare, purtroppo però sta dimostrando di non conoscere Roma né di capirla. Ha scioccamente infierito contro il vecchio campione, anche domenica scorsa, quando il ‘pupone’ è andato in goal regalandogli un pareggio prezioso passando così definitivamente dalla parte del torto. La differenza tra romani e toscani è tutta qui : i romani sanno quando devono abbozzare, i toscani invece hanno sempre questo desiderio di rottamare. Ma devono fare attenzione, Firenze è rimasta capitale per appena cinque anni, la città eterna non a caso è Caput Mundi. E la Roma, come scrive Pigi Battista sul Corriere della Sera, verrà ricordata negli anni per Francesco Totti non certamente per lo Spalletti di turno.

di Luigi Bisignani, Il Tempo