Regole di scelta e di scrittura dei servizi Ansa

PIERLUIGI MAGNASCHI

Queste brevi note sono destinate soprattutto ai giornalisti Ansa delle redazioni regionali e dall’estero. Le redazioni romane (che pure le ricevono) dovrebbero essere già al corrente degli elementi che esse sviluppano, patient perché tali indicazioni sono state sovente ribadite con i capi settore nelle riunioni quotidiane di impostazione dell’agenzia.
In questi ultimi anni i servizi dell’Ansa sono enormemente cresciuti in numero, sildenafil  completezza e accuratezza. Tutte le redazioni hanno dato un contributo determinante per raggiungere questo obiettivo. Anche redazioni un tempo in grave difficoltà, viagra come il fotografico, esercitano oggi a livello nazionale e, spesso, anche internazionale, un’assoluta leadership.
Da editori e direttori arriva il plauso, che ben volentieri vi giro, per l’ottimo lavoro informativo che stiamo svolgendo. Ma un’azienda sana (e che vuole restare tale) non dorme mai sugli allori. E’ proprio quando si fa bene, che si deve cercare di fare meglio. Dobbiamo perciò rispondere alle esigenze della nostra clientela prima che essa ce lo chieda o prima che la concorrenza lo capisca.
La leadership non è mai acquisita per sempre. Va guadagnata ogni giorno esercitando l’autocritica e liberando la nostra creatività. Sono convinto di poter contare sulla collaborazione di tutti per far sì che l’Ansa sia sempre più autorevole ed apprezzata. Cioè, in sostanza, sempre più indispensabile.
L’Ansa del terzo millennio deve rispondere sia alle esigenze informative di una clientela tradizionale che ha nuovi bisogni, sia a quella di una nuova clientela che non è più solo editoriale. Essa, quindi, deve rispondere alle esigenze:

  • della clientela mediatica istantanea (radio, Tv, Internet, reti informative private e pubbliche) che domanda servizi tempestivi, brevi (massimo dieci righe), essenziali ma anche completi, continuamente aggiornati
  •  e della clientela giornalistica che, in aggiunta ai precedenti servizi, domanda articoli più ampi, riassuntivi e pronti per essere messi in pagina senza nessun’altra elaborazione da parte delle redazioni nostre clienti che li ricevono. Questi articoli possono consistere nella rielaborazione ragionata e completa di alcune delle notizie già immesse in rete nel corso della giornata oppure in articoli ad hoc su temi specifici.

L’Ansa, per diversi motivi, è di solito molto efficace nel produrre flash e notizie brevi ma, alle volte, lo è meno nel rielaborare, a fine giornata, i temi principali allo scopo di sollevare i giornali clienti dall’obbligo della rielaborazione dei pezzi.
Inoltre quando, a fine giornata, una novità modifica la struttura di un articolo che è già stato immesso in rete perché lo si riteneva concluso, non basta pubblicare l’aggiornamento (lasciando alle 47 redazioni nostre clienti, il compito di apportare, ognuna, l’aggiornamento stesso) ma si deve rifare il pezzo in modo da tener conto dell’aggiornamento significativo successivamente emerso.
Se la nostra clientela, diciamo elettronica, chiede notizie tempestive ed essenziali e quella giornalistica e stampa domanda articoli elaborati e pronti ad essere messi in pagina, non hanno senso le mezze misure, cioè le 15-20-25 righe. O si pubblica una notizia di massimo dieci righe o si diffondono degli articoli da 60 righe o più.
Invece oggi i servizi da 15-20 righe sono la stragrande maggioranza. Essi sono troppo lunghi per essere brevi e troppo brevi per essere lunghi.
Credo che la mezza misura sia da noi spesso adattata per liberarci dall’obbligo di scegliere. Ma la mezza misura è un guaio.
Se si tira a 20 righe una notizia che poteva essere contenuta in 10 righe, si scrivono dieci righe di troppo perdendo così tempo e facendolo perdere ai nostri clienti.
Se invece si danno 20 righe a un argomento che ne meritava 60, si rischia di perdere la palla per sempre. Infatti, quando il testo ridotto (per un fatto importante o significativo) arriva al desk centrale è spesso troppo tardi per farlo rielaborare. In ogni caso, la redazione regionale, o l’ufficio di corrispondenza sono costretti a riprendere in mano l’argomento fuori tempo massimo o quando magari gli interlocutori non sono più raggiungibili. Meglio quindi decidere nel momento in cui si conosce il fatto. E per sapere che cosa vogliono i giornali di oggi (che sono molto diversi da quelli degli anni ’60 ai quali alcuni di noi sembrano ancora ispirarsi nel loro lavoro) basta guardare come essi sono attualmente fatti.
Oggi, i quotidiani, scippati dalle notizie istantanee da parte delle radio e dalle Tv, tendono a trovare un loro specifico sviluppando in modo più approfondito i vari temi. Non, intendiamoci bene, scrivendo articolesse piene di aggettivi (che all’Ansa sono assolutamente banditi) ma dando, con una prosa secca ed essenziale ma anche scorrevole, tutti gli elementi di un fatto, i particolari interessanti, i virgolettati significativi.
Bisogna, in cronaca, in politica, in economia, negli spettacoli, nello sport, e così via, costruire ogni volta una storia.
Ogni titolo, una storia sola. Meglio, quando possibile, se puntata su un personaggio.
Quando un tema si presta ad essere declinato in più articoli, bisogna prevedere tassativamente un articolo che riassuma tutto il tema. Un articolo cioè che sia completamente autosufficiente ed esaustivo, in modo tale da consentire a un quotidiano che volesse pubblicare solo questo di poterlo fare nella certezza di fornire ai suoi lettori tutte le informazioni necessarie.
Gli altri articoli sullo stesso tema diventano, quindi, degli approfondimenti importantissimi ma utilizzabili facoltativamente dai giornali nostri clienti.
Il compito dell’Ansa è, infatti, quello di offrire varie opzioni alla nostra clientela giornalistica. Opzioni utilizzabili nel modo più rapido possibile e nel modo più personale possibile da parte delle varie redazioni clienti.
In linea generale dovremmo, nel redigere un articolo, domandarci sempre se anche noi, che lo stiamo scrivendo, lo leggeremmo con interesse.
E, tenendo presente questo principio, possiamo facilmente decidere anche la lunghezza di un pezzo. La lunghezza, infatti, non è necessariamente relativa al numero di righe scritte. E’ lungo l’articolo di cui si abbandona la lettura prima della sua conclusione ed è corto (o lungo nel modo giusto) l’articolo che si legge con interesse fino in fondo.
REDAZIONI REGIONALI ANSA
Le redazioni regionali Ansa costituiscono un plus significativo. Nessuna altra agenzia italiana ha, nemmeno lontanamente, una copertura regionale così ampia, stabile, completa e omogeneamente diffusa su tutte le regioni italiane.
Queste redazioni vanno quindi messe nelle condizioni di esprimersi al meglio, consentendo alle grandi professionalità in esse esistenti di dare un significativo e originale contributo all’Ansa del terzo millennio.
Le redazioni regionali producono il notiziario regionale (Reloc) e contribuiscono ad alimentare il notiziario nazionale.
Il primo problema che si pongono ogni giorno è: quali notizie si danno nel Reloc e quali si destinano al notiziario nazionale?
La risposta è semplice: restano nel Reloc quelle notizie, anche se importanti, che non sono leggibili con interesse fuori dalle regioni di origine e vanno invece nel notiziario nazionale quelle, anche se minuscole, che, essendo significative, sono leggibili con interesse anche a 500 o 1000 chilometri di distanza dal posto che le ha espresse.
Le notizie locali da notiziario nazionale spesso vanno elaborate in modo ampio, dando i dettagli della storia, ricostruendo, quando sia possibile, visivamente, il fatto, descrivendo le persone coinvolte e gli ambienti nei quali esse operano e trovando le foto necessarie. Ovviamente il meglio è dare le notizie fresche, di giornata. Ma quando un fatto che ci è sfuggito e che conserva attualità viene dato in esclusiva da un quotidiano regionale o locale, esso va ripreso ampiamente citando, sempre, la fonte (se, ripeto, questo era un evento dato in esclusiva da una sola testata locale).
L’importante è che il fatto che era a noi sfuggito non sia già stato pubblicato dalla stampa nazionale.
Gli uffici regionali debbono essere in grado di capire subito quando un fatto non solo va proposto al notiziario nazionale ma anche quando esso deve essere sviluppato ben oltre la notizia pura e cruda.
Dando per scontato che ci sono grandi fatti di cronaca sui quali la copertura deve scattare automaticamente (deragliamenti, grandi incidenti, nubifragi catastrofici, grandi fatti di cronaca nera, avvenimenti politici, culturali e sportivi importanti) resta l’area dell’opinabile che è quella più difficile da individuare ma anche la più creativa o originale da proporre. Un’area nella quale l’Ansa potrebbe rivelarsi assolutamente imbattibile.
Per rendere l’idea farò, in nota, qualche esempio di notizie vere, recenti e mai date dai quotidiani nazionali, che possono essere sviluppate dalle solite 10 righe alle più opportune 60-80 righe. (1)
REDAZIONI INTERNAZIONALI ANSA
Premesso che l’informazione internazionale dell’Ansa è di primissima qualità, credo che, anche in questo caso, si debba cercare di vedere come ulteriormente migliorala.
Un punto è evidente. C’è spesso una grande disparità fra il lavoro nelle grandi capitali dove i giornalisti Ansa sono chiamati a un impegno straordinariamente pesante e quello di altri colleghi altrettanto bravi ma che operano in aree che vanno sì presidiate ma che non producono molte notizie utilizzabili dai media italiani.
Per evitare disparità troppo evidenti di impegno (che alla lunga potrebbero mettere in forse alcuni uffici di corrispondenza) e per alleviare la pressione alla quale sono sottoposti i colleghi delle grandi capitali, si può ipotizzare di decentrare, di volta in volta, grazie ai collegamenti elettronici, l’eccesso di lavoro di alcune redazioni su altre meno impegnate ed inoltre, con il Portale Ansa Balcani e il prossimo avvio di quello Mediterraneo, si potranno utilizzare al meglio le potenzialità giornalistiche presenti in quest’area.
Per capire bene il ruolo dell’Ansa a livello internazionale è necessario sottolineare che la nostra è un’agenzia italiana.
Il corrispondente perciò, nel suo lavoro, deve sempre guardare il paese o l’area nella quale opera con gli occhi del lettore italiano e quindi dei media italiani. So di affermare una cosa ovvia che però dico ugualmente perché, purtroppo, ovvia non è. Se in un paese sudamericano cade un aereo con 100 passeggeri, dei quali due italiani, la prima preoccupazione del corrispondente dell’Ansa deve essere quella di sapere tutto degli italiani che sono morti nell’incidente.
Se in un attentato in Israele sono morte 10 persone e una studentessa italiana è stata ferita, dobbiamo essere in grado di farci spiegare da lei (o dai suoi amici che parlano per lei) che cosa è successo, perché era lì. E se non si riesce il giorno dell’attentato, bisogna ritornare alla carica il giorno dopo cercando sue foto con i suoi amici in Israele. Ovviamente queste notizie vanno riferite subito alla redazione centrale per poterle sviluppare con gli echi presso le famiglie in Italia. Guardare il mondo con gli occhi italiani significa anche, ad esempio, quando è possibile, dire che Ground Zero è grande il doppio di piazza San Pietro o che il nuovo invaso provocato dalla diga sullo Yangtze è come dieci volte il lago di Garda o che l’ultimo grattacielo di Shangai è alto il doppio della Tour Eiffel o che la General Motors capitalizza tot volte la Fiat. E così via.
Per essere sempre in palla bisogna seguire le agenzie, le radio, le Tv e i giornali. Non solo con occhio grande politica e alla grande cronaca che sono importantissimi ma anche allo sport, all’economia, al costume, alla cultura, al cinema.
Alcuni servizi dall’estero, al pari di quelli dall’Italia, vengono spesso fatti con il piede sul freno, come se il corrispondente avesse paura di scrivere troppo. Valgono quindi, anche per le redazioni all’estero, le considerazioni svolte nel secondo capitolo di questa nota sulle lunghezze dei pezzi.
Anche dal corrispondente dall’estero ci si aspetta la notizia (10 righe) o il servizio di 60-80 righe. E il servizio ha bisogno del valore aggiunto, fatto di particolari, che si possono desumere, non solo andando sul posto, ma anche guardando le Tv locali, facendo telefonate, leggendo le agenzie e i giornali, consultando i siti più autorevoli.
L’articolo Ansa deve essere raccontato, caldo, in presa diretta e dotato di fotografie.
Le grandi agenzie internazionali si ricevono anche in Italia. Il corrispondente Ansa dall’estero si giustifica solo perché, vivendo sul posto e avendo sotto gli occhi un plus di fonti, deve saperle sfruttare al massimo per poter redigere degli articoli con occhi italiani che si distinguano per originalità, freschezza, alternatività, leggibilità.
REGOLE GENERALI E TASSATIVE VALIDE PER TUTTI I GIORNALISTI
5.1- Ogni flash, articolo o servizio deve iniziare solo con la notizia. Non sono mai ammessi incipit cosiddetti creativi. Bisogna subito rispondere alle domande classiche: chi, che cosa, come, dove, quando, perché. I pezzi che non sono concepiti in questo modo saranno riscritti in modo corretto da chi passa l’articolo. In caso di reiterata inadempienza, il giornalista sarà formalmente richiamato. Nelle interviste, le prime righe dovranno tassativamente contenere una raffica delle affermazioni più significative rese dall’intervistato. E che saranno poi ripetute più ampiamente.
5.2- Le notizie vanno sempre verificate alla fonte e debbono essere date citando l’origine delle medesime.
5.3- Le frasi virgolettate debbono riportare solo le esatte parole pronunciate o scritte dalla fonte. Se queste vengono rielaborate bisogna sempre rinunciare al virgolettato. Le virgolette servono solo per fare delle citazioni e non possono mai essere usate per attenuare un termine. Se un termine non è adatto, si deve trovare la parola esatta e non mettere tra virgolette il termine fuorviante. Non si debbono mai usare le virgolette in un titolo.
5.4- Ogni articolo deve contenere una sola storia, quella riassunta dal titolo. Quando è possibile, questa storia deve essere puntata su un personaggio.
5.5- Quando un tema è così rilevante da giustificare più articoli, bisogna prevedere sempre e tassativamente un articolo che riassuma tutte le informazioni relative al fatto trattato. Gli altri articoli sull’argomento diventano quindi degli approfondimenti utilizzabili facoltativamente dai giornali nostri clienti.
5.6- Il giornalista, in collaborazione con il servizio fotografico, deve interessarsi di recuperare l’informazione fotografica relativa ai suoi servizi. Un articolo corredato da fotografie vale il doppio e, spesso, anche di più.
5.7- Gli articoli vanno firmati per esteso. Anche se non più di un articolo al giorno per giornalista. La firma, anche quando non viene riprodotta dai giornali, è molto apprezzata dalle direzioni dei media nostri clienti. Essa infatti è, non solo un riconoscimento dell’impegno di chi ha scritto l’articolo, ma anche un identificativo prezioso nella costruzione dei menabò da parte dei giornali clienti. Per questo è opportuno che negli annunciati si anticipi anche la firma del giornalista incaricato di seguire il fatto e che firmerà per esteso il pezzo.
5.8- Gli articoli che si ha motivo di ritenere conclusi vanno sempre dati, nel titolo, con /Ansa.

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(1)

  • I preti di una regione chiedono l’intervento degli enti pubblici a sostegno delle osterie di montagna. Dieci righe bastano. Ma se si spiega anche che fino a non pochi decenni fa, le osterie venivano viste dalla Chiesa come un luogo di perdizione (alcolismo), di dissipazione (ozio e gioco) si capisce il salto che è stato fatto. Gli oratori sono vuoti da tempo. Restino aperte almeno le osterie. Bisognerebbe far parlare, nel pezzo, un prete, uno storico dell’economia, un sociologo, uno scrittore, un oste, un gastronomo legato agli antichi sapori (tutti della regione).
  • In piena estate una capitaneria di porto, stanca di far rischiare la vita ai suoi uomini, fa sapere che la bandiera di pericolo non è un invito a non fare il bagno ma un divieto a farlo con specifiche e salate multe. Anche qui 10 righe. O, meglio 60-80, se si fa parlare questo ufficiale, si ricordano i più recenti annegamenti o salvataggi. Si raccontano aneddoti, si fa spiegare a un bagnino che, in certe condizioni, non bastano tecnica, braccia e fiato perché nel mare si è dei gusci.
  • Un piccolo comune ha già concesso la cittadinanza italiana a 108 figli di suoi immigrati che avevano cercato la fortuna in Argentina. La notizia, inspiegabilmente, non è stata mai data dai giornali nazionali. Bisognerebbe farsi spiegare che cosa sta succedendo, chi è già tornato, com’è stato accolto, che cosa fa, di che cosa vive. Sarà un fuoco di paglia o un grosso problema? 
  • Un grosso comune (anche questa notizia non è uscita dall’ambito locale) alla ricerca di risorse ha deciso di mettere a disposizione dei privati, ovviamente a pagamento, gli uomini e le attrezzature della sua società che cura i giardini pubblici. Insomma, il comune affitta ai suoi giardinieri. Quanto chiede? C’è un tariffario? Gli conviene? Che cosa dicono le società di giardinaggio private? E l’opposizione?
  •  Un altro piccolo comune ha deciso di far salire sull’ambulanza, oltre a medico e infermieri, anche uno psicologo che dovrà assistere psicologicamente il malato e i famigliari. L’iniziativa meriterebbe di essere spiegata.
  •   Per sfuggire alle quote latte un allevatore del Nord si è messo ad allevare delle bufale e produce mozzarelle doc. Gli allevatori campani sono preoccupati? C’è spazio per tutti? Che prospettive ha questo allevamento?
  • In una zona di un paese europeo confinante con l’Italia, circolano in abbondanza monete false da 50 e 100 euro. I turisti bidonati le stanno importando in Italia. Come ci si accorge che sono false? Dov’è, in Italia, che il fenomeno si sta facendo vivo?
  • Come le varie università italiane hanno cercato nuovi iscritti attraverso la pubblicità? Gli slogan più interessanti, i testimonial utilizzati. Quali mezzi, con che costi. I limiti delle iniziative. Qualche guru che le critica o le approva.
  • Inchiesta sulle nuove lauree triennali con sette allievi e 32 professori. Non in generale. Bisognerebbe scegliere un caso e approfondire, chiedere i costi, sentire gli allievi, interpellare il rettore, il ministero della Pubblica Istruzione o il ministero dell’Economia. 
    Ovviamente gli esempi da fare potrebbero essere infiniti.

di Pier Luigi Magnaschi, Italia Oggi